All’inizio c’erano i Sub State. Era il 1982. Il punk anarchico aveva fatto breccia tra i musicisti bolognesi. Gli Irah (attenzione alla posizione dell’H) nacquero allora in quell’ambiente. Il debutto fu affidato ad un brano nella compilation “Papi, queen, raichkanzlers & presidenti” pubblicata dalla Attack Records. Il gruppo vedeva la presenza di Claudio Betti (basso), Alessandro Forti (voce), Massimo (batteria) e Verter  (chitarra), il sound era un veloce punk rock di stampo inglese altamente politicizzato. Subito dopo, la formazione subì il primo radicale stravolgimento con l’arrivo di Paolo “Lecca Lecca Magnetico” Terzi (voce), Gianluca “Pekos” Grazioli (batteria) e Giovanni “Andropov” Vinci (chitarra).

L’Attack Records, che aveva il monopolio del punk cittadino, decise di dare alle stampe un singolo diviso tra due band: gli Irah ed i concittadini Stalag17: era il 1983 e lo split si intitolava “Ne buoni ne cattini… soltanto incazzati”. Altro cambio di line-up con l’arrivo di Daniele “Finel” Finelli (basso) mentre l’Attack Records decideva di pubblicare il primo lp della band con la sottoetichetta,  Totò alle prese coi dischi . Nel 1986 il gruppo cambiò il nome in Irha. Spostando l’H. Con la nuova sigla pubblicò “La festa è finita” un vinile trasparente che suonava a 33 gir in un lato e a 45 nell’altro. Il punk si sposava con il dub, mantenendo inalterate le posizioni socio-politiche degli esordi. La costante presenza della band in terra germanica,convinse la We Bite, casa discografica tedesca molto importante in quegli anni, a dare fiducia ai bolognesi: “La patria chiama” fu il grido di “dolore” del combo per il mercato teutonico. Era il 1987. Il punk italiano stava godendo di un momento di splendore. I gruppi nostrani erano stimati anche all’estero e gli Irha facevano parte di questa truppa d’occupazione. Al basso era arrivato Fabio Canova, mentre alla voce era passato Giovanni Vinci. Con questa formazione a trio la band registrò due brani pubblicati dalla Attack Funk Records, altra sottoetichetta della Attack. “A.N.C.” nel suo vinile color rosso sangue gridava vendetta nei confronti del razzismo e metteva in primo piano un reggae punk alquanto coinvolgente. Era il 1988. A Bologna sbarcava la Biennale dei giovani artisti dell’Europa e del Mediterraneo. Nel cofanetto triplo che testimoniava l’evento, pubblicato dalla Multimedia Attack, gli Irha erano presenti con “Mio fratello dov’è?” La band decise di avvalersi di una voce femminile, quella di Susanna Medri e con la formazione allargata suonarono in buona parte d’Europa partecipando, come unico rappresentante della penisola, al Festival dell’arte giovanile europea a Niort in Francia.

La Attack Funk Records diede quindi alle stampe un nuovo singolo, “Beati i primi”, dal sapore vagamente ska. Era il 1989. La Lakota Records fece entrare il gruppo in sala di registrazione per il secondo lp. Il disco era pronto, solo da stampare, il titolo definito (“Taci”), la scaletta decisa, la copertina disegnata, ma la casa discografica da un giorno all’altro chiuse i battenti. Gli Irha non riuscirono ad assorbire il duro colpo e la band si sciolse dopo otto anni di attività e tante soddisfazioni. Il punk rock aveva perso un pezzo importante. Vinci creò la Vu Ballè Vu, etichetta che ha dato un notevole contributo al rock cittadino e non solo, per poi trasferirsi a Roma; Pecos diventò il batterista dei Magillah.